Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 03/02/2017

Gianluca D’Andrea, Acquario, dalla raccolta Transito all’ombra, Marcos y Marcos

Sorgente: Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 03/02/2017

Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 02/02/2017

Gianluca D’Andrea, Aspettavo la storia di un quadro millenario, dalla raccolta Transito all’ombra, Marcos y Marcos

Sorgente: Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 02/02/2017

Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 01/02/2017

Gianluca D’Andrea, L’dentità o trasposizione del poeta, dalla raccolta Transito all’ombra, Marcos y Marcos

Sorgente: Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 01/02/2017

Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 31/01/2017

Gianluca D’Andrea, dalla raccolta Transito d’ombra, Marcos y Marcos

Sorgente: Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 31/01/2017

Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 30/01/2017

Gianluca D’Andrea, dalla raccolta Transito d’ombra, Marcos y Marcos

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Recensione di Andrea Italiano su Transito all’ombra (Carteggi Letterari, 12 novembre 2016)

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di Andrea Italiano

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Gianluca D’Andrea, Transito all’ombra, Marcos y Marcos, 2016

Ho trovato un’efficace chiave di lettura di Transito all’ombra nel senso di violenza che percorre il mondo raccontato da Gianluca D’Andrea, una violenza non mostrata come un “fatto” bensì come l’ossatura portante di un corpo ricoperto dalla sua pelle. Il nostro mondo, questa società occidentale venuta a galla dalla seconda guerra mondiale e imperniata su mode e tecnologie sempre più perfette e cattive, sembra un enorme mare dalla superficie pacificata da tutta una serie di ipocrisie imposte (o autoimposte) per convincerci che abitiamo il migliore dei mondi possibili, il più felice di sempre. Ma, D’Andrea, ci lascia intuire che sotto (o dietro) questo “mare di felicità” vi sia un vulcano nascosto sempre sul punto di esplodere e portare alla superficie tutto il pus e il marcio che sottopelle si cova (“eccidio, omofobia, femminicidio”). Per questo trovo il suo verso (e poi l’insieme dei versi incatenati l’un l’altro) non nervoso – come invece scrive Pusterla in quarta di copertina – bensì scandito da un ritmo sincopato e un andamento lungo e lento che raggiunge spesso compostezze monolitiche minate però da lineature improvvise dalle quali s’intravede il vero nervosismo delle parole: “Illude Trieste, non vede – / Saba, Cattafi – il Novecento morto/ nell’assimilazione presente” (Trieste, Lubiana).

Poesia emblematica di questo “mondo atroce” nel quale apparentemente nulla di atroce succede è quella che chiude il libro laddove il verso “è sapere la violenza” ci richiama a qualcosa che successivamente dovrebbe accadere; tuttavia questa consapevolezza della realtà si scioglie dopo due versi in una tenda che si richiude dietro un’umanità che si accampa in silenzio, nel semibuio. Questa fine “rassegnata” non esclude però lo stridere di qualcosa che si è intuito e che non si riesce a cancellare dalla memoria, come i morti “marciti/ sui legni, a mollo, assiderati” di tanti che “aspiravano al Natale” (La storia, i ricordi, IX) ma che al risvolto della medaglia si è rivelato (il Natale dei nostri tempi) l’ennesima illusione di un capitalismo dove tutto è ridotto a consumo, produzione, mercificazione di vite e rifiuti. Soprattutto il mondo dei ragazzi, quei ragazzi che D’Andrea conosce bene per la sua professione, mostra le stigmate di una violenza indicibile ma repressa sotto una coltre di apparente “modernizzante normalità” come quella della ragazzina con il “trucco che maschera altre negligenze/ diventando modello di eleganza” che poi è la stessa i cui sputi sono “la linfa di cui nutro la mia sopravvivenza” (Gli alberi, i ragazzi).

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Una poesia da Transito all’ombra letta da Valerio Magrelli su Radioeuropa – Fahrenheit, 11/11/2016

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Per ascoltare…

Recensione di Matteo Bianchi su Transito all’ombra (Atelier online, 10 novembre 2016)

MATTEO BIANCHI LEGGE “TRANSITO ALL’OMBRA” DI GIANLUCA D’ANDREA

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La speranza obliqua

La poesia di Gianluca D’Andrea è un esperimento. La sua ultima raccolta poetica Transito all’ombra è costruita su una struttura portante ben definita e dalla grande importanza simbolica. Il numero ricorrente è il 14: la prima parte Storia, i ricordi sommata al primo dittico dà proprio 14, così come Immagini, i ricordi e la parte Era nel racconto insieme a Zone recintate. Il numero ha a che fare con la vita privata del poeta: è proprio a 14 anni che comincia a scrivere poesie. La struttura e le sue fondamenta sembrano ben salde, ricordano una sinfonia mozartiana per la sua soavità e leggerezza. Ma ecco, con un colpo di vento, la dissonanza che fa diventare la musica atonale: l’ultima parte della raccolta Notturni, pensieri nati sul balcone di casa del poeta a Treviglio nelle notti insonni, è rappresentato dal numero 7. Il palazzo costruito da D’Andrea sembra improvvisamente crollare, il terreno sotto i piedi sdrucciolevole e le certezze venire meno. E’ proprio in questa dissonanza, in questo deserto del reale che nascono le poesie di Transito all’ombra.

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Intervista per Primaradio su Transito all’ombra (28/10/2016)

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Transito all’ombra su Le parole e le cose

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di Gianluca D’Andrea

[Pubblichiamo alcuni testi dalla raccolta di Gianluca D’Andrea Transito all’ombra, in uscita in questi giorni per la nuova collana di poesia «Le Ali» di Marcos y Marcos].

Acquario

Passano le figure, inseguono gli eventi.
Ombre, i bambini trascorrono
in gesti, in un piede piegato o i passi.
Gli uomini impiegano il tempo
in frazioni strutturate,
il movimento ha passioni e dolori
e quadri che si aprono a brusii,
flussi trapassati, sorprese
negli scorci, membrane che respirano
le azioni compiute;
la giustizia si sposta nello stesso
luogo, si sgrana in tempi impercettibili.

Zingonia

Un luogo cui fu offerta una promessa
rifiutata dal luogo; contingenze,
si narra, che portarono al grigio
delle fabbriche chiuse, ai primi freddi,
a una popolazione in affanno.

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